NFT, quando la tecnologia alimenta l’arte. Intervista ad Andrea Bonaceto | VIDEO

Antonio Santamato, Fortune Italia, August 31, 2022

L’intervista fa parte dello speciale di Fortune Italia dedicato al Metaverso, in edicola a settembre.

Agire e interagire. Cambiare e intercambiare. L’arte è (anche) una questione di dialettica. E se la paura di dialogare non è mai stata amica del coraggio di osare, è la logica della contrapposizione a farla da padrona nel rapporto tra arte e tecnologia. È di questo pensiero anche Andrea Bonaceto, artista di Nft, tra i soci fondatori di Eterna Capital, un fondo che investe in progetti di blockchain, e co-founder di Aorist, associazione culturale nel mondo Nft.

 

Sembrerebbe che l’arte sia profondamente scollegata dalla tecnica, da tutto ciò che è raziocinio. E invece…

E invece no. Paradossalmente l’arte non sarebbe mai emersa senza la componente connessa alla tecnologia: in questo caso è uno strumento creativo in mano all’artista per elevare la dimensione concettuale di un’opera d’arte. Al giorno d’oggi un artista che non conosce la dimensione tecnologica nel dettaglio è molto limitato in termini di potenza espressiva. Oltretutto, io cerco di combattere la connotazione unidimensionale dell’individuo. A mio modo di vedere è importante che le persone non definiscano la propria identità in base al lavoro che fanno. L’individuo è quello che è. Serve dunque un processo conoscitivo ed educativo che, sin dalla scuola, prenda per mano le persone per capire quali sono le loro inclinazioni più profonde. A quel punto credo che anche la società possa fare dei passi in avanti. La sublimazione dell’arte avviene quando essa influenza la società, la politica e la gestione del mondo. La mia dimensione artistica va oltre le opere. Ciò che conta è la visione per cui tu stesso diventi opera d’arte grazie alla proiezione che hai su certe dinamiche globali.

 

Come nasce un’opera in Nft e perché una persona dovrebbe comprare qualcosa che non è materiale?

Di fatto l’Nft è semplicemente un certificato. Anche un’immagine quindi così può essere un’opera d’arte. Lo step logico, naturale in una società fortemente digitalizzata come la nostra, è quello di passare dall’opera fisica che si può toccare, alla creazione di un’opera d’arte nel mondo digitale. C’è poi un punto molto importante: l’Nft può avere un potere espressivo maggiore dell’arte fisica. La tecnologia si sta evolvendo sempre di più e, grazie ai nuovi schermi, è sempre più difficile distinguere tra opera d’arte fisica e digitale, perché sembrano vere e proprie tele. L’arte digitale rende possibile, inoltre, la creazione di opere su scala enorme. Anche io ho realizzato delle opere molto grandi, che avrebbero richiesto anni se fossero state materiali. La scalabilità, l’esperienza immersiva che se ne ricava fanno la vera differenza. Una dimensione non solo visiva, ma che può riguardare anche suoni, movimenti. Il trasporto emotivo è decisamente maggiore.

 

Pensi che il pubblico sia pronto alla de-materializzazione?

Le nuove generazioni sono già de-materializzate. Esistono strutture mentali che concepiscono in automatico il fatto che c’è un concetto di proprietà digitale. La Gen Z spende già milioni di dollari per comprare le varie skin su Fortnite, ad esempio. Si tratta di un passo naturale in un contesto in cui il mondo si sta evolvendo verso gradi di digitalizzazione sempre più importanti.

 

Quando parliamo di Nft, discutiamo anche di metaverso. In pochi però sanno cos’è veramente e come vi si accede. Cosa dobbiamo aspettarci? 

Il metaverso non corrisponde a quello che vediamo attraverso un visore virtuale, perché quello è uno spazio digitale in 3D, come ce n’erano tanti già molti anni fa. Il metaverso è uno spazio digitale che poggia sulla blockchain, in cui tutte le cose con le quali si può interagire sono rappresentate da Nft. Parliamo di metaverso quando ci sono le due componenti: dimensione virtuale e blockchain.

 

L’anno scorso c’è stata una delle più avanzate collaborazioni tra intelligenza umana e artificiale per la realizzazione di un’opera d’arte Nft realizzata con Sophia, l’umanoide creato dalla Hanson Robotics. Un’opera venduta per 688mila dollari sulla piattaforma Nifty Gateway. La mano umana era la tua, Andrea Bonaceto. Cambia il paradigma dell’arte?

È stata una provocazione. Abbiamo provato a fare qualcosa che non desse alcuna risposta, ma ponesse nuove domande. Sophia – che al tempo aveva 5 anni – ha guardato le mie opere e le ha re-interpretate in chiave astratta tramite il suo network neurale. L’opera d’arte è proprio la transizione – in video – tra l’opera umana e la reinterpretazione dell’intelligenza artificiale. È interessante perché non solo le nuove tecnologie andranno a sostituire alcuni lavori ripetitivi, ma andranno anche ad intaccare la dimensione creativa, come la musica e la scrittura. L’intelligenza artificiale e quella umana possono amalgamarsi in qualcosa di nuovo.

 

A proposito di opere d’arte su grandi schermi, hai da poco concluso la mostra di un importantissimo progetto Nft intitolato ‘AB Infinite 1’, un’opera co-creata in tempo reale con le persone che interagiscono sui social network che è stata mostrata anche nella celebre Oxford Street a Londra su 36 schermi e in risoluzione 8K. Stiamo parlando di arte programmabile…

L’opera – la cui dimensione originale è di 3×63 metri, che può essere scalata in base agli schermi su cui viene proiettata – è uno spaccato sulla mia vita in chiave astratta. Il concetto è quello di dare la possibilità alle persone di entrare dentro il pezzo attraverso le condivisioni sui social network, attraverso l’hashtag #ABInfinite1. L’intelligenza artificiale rielabora le immagini che vengono condivise dagli utenti e le re-interpreta in chiave astratta. Ogni volta che l’opera si aggiorna c’è una transazione sulla blockchain che rimane per sempre. È una dimensione molto interessante che crea uno storico trasparente e permette alle persone di entrare definitivamente dentro l’opera.

 

Andrea Bonaceto, l’economista Ethan McMahon, sulle pagine del Guardian ha scritto: “NFT e criptovalute sono legate tra loro. Il declino dei primi è correlato al rallentamento delle seconde”. Secondo gli esperti resteranno in piedi solo le collezioni Nft che riusciranno a sfondare nel Metaverso. Quella degli Nft è una bolla in procinto di scoppiare?

I cicli delle grandi innovazioni – come internet o i bitcoin – seguono un andamento che non è sempre lineare. L’Nft, secondo me, fa parte di tutto questo e seguirà dei cicli di innovazione diversi che porteranno in questo mondo attori con buone, ma anche cattive intenzioni. Questo non vuol dire che gli Nft scompariranno. La nostra società sta andando sempre di più verso una dimensione digitale. Perché non avere un concetto di proprietà anche qui? È necessario, inoltre, proteggere i propri collezionisti dall’‘inflazione artistica’, perché la creazione di un numero eccessivo di Nft porterebbe alla saturazione del mercato. Oggi assistiamo ad uno sdoppiamento fra chi questo lo ha capito, concentrandosi a fare poche cose ma in maniera ottimale, e chi no. In questo momento a me interessa creare un ponte tra mondo dell’arte Nft e mondo dell’arte tradizionale e chiamarlo ‘arte contemporanea’. L’Nft è solo un mezzo, non il fine.